Centrostorico Oggi a Genova 

Charlotte de Witte fa il pieno anche nei locali: «Incassi raddoppiati, ma senza bagni pubblici è il solito caos»

Il concerto in piazza Matteotti promosso quasi a pieni voti da Marina Porotto, presidente del Civ della zona: lavoro da record per i pubblici esercizi, ma resta una ferita aperta che nei fine settimana si ripete da anni e che l’evento ha solo ingigantito, quella dei servizi igienici insufficienti. Superlavoro per Amiu che ha continuato a pulire nella notte, nella giornata di oggi e terminerà solo nella prossima notte

Il concerto della disc jockey Charlotte de Witte in piazza Matteotti ha lasciato nei pubblici esercizi della zona un bilancio economico molto positivo, ma ha anche riportato in primo piano una criticità che nel centro storico, secondo chi ci lavora ogni giorno, non è affatto una novità. A dirlo è Marina Porotto, presidente dei Giovani della Federazione italiana pubblici esercizi Liguria, presidente di Terziario Donna Genova, entrambe organizzazioni di Confcommercio, oltre che presidente del Centro integrato di via della zona e titolare di un locale in piazza delle Erbe , che promuove senza esitazioni l’evento ma torna a chiedere con forza una soluzione sul fronte dei bagni pubblici.

La serata, racconta Marina Porotto, si è messa in moto molto prima del concerto. «È iniziata presto, ieri, la serata: c’era già molta gente che girava alle 17». Un segnale immediato di quanto l’appuntamento avesse richiamato persone in centro e, di conseguenza, di quanto il lavoro per bar e locali sarebbe stato fuori scala rispetto a un normale sabato di primavera. «L’incasso è andato molto bene, ma è stata una serata di lavoro pesantissimo. Questo è un periodo in cui i fini di settimana sono sempre affollati, ma non così, sarei milionaria», scherza. Il dato che più fotografa l’effetto dell’evento è quello economico: «L’incasso è stato pari al doppio di un incasso normale in una serata di primavera del fine settimana. Abbiamo finito le scorte di tutto e abbiamo aperto col locale pieno».

Per Porotto il giudizio sull’iniziativa resta comunque nettamente favorevole. «Rispetto a questi eventi, io sono super positiva», spiega, ricordando che manifestazioni del genere, in scala diversa, venivano organizzate anche dal Centro integrato di via quando le norme di sicurezza erano meno pesanti di oggi. Adesso, osserva, per i privati è diventato quasi impossibile sostenere appuntamenti di questo livello, perché le misure richieste hanno costi e responsabilità enormi. «Ormai, per i privati è impossibile organizzarli perché con le attuali misure di sicurezza sono troppo onerosi. La gestione dell’evento è una grande responsabilità personale. Anche per questo quando ne organizzano le istituzioni io sono sempre super positiva, indipendentemente da che musica sia: per me va bene tutto, l’importante è che si faccia qualcosa».

La presidente dei Giovani della Federazione italiana pubblici esercizi Liguria, però, segnala anche alcuni aspetti da correggere. A suo giudizio, la data scelta non era la più adatta, perché l’11 aprile è già di per sé un momento dell’anno in cui il centro lavora molto. «Io non avrei scelto l’11 di aprile perché comunque è verosimilmente una giornata in cui lavoriamo già molto». E poi c’è stato il tema della capienza di piazza Matteotti, che secondo Marina Porotto avrebbe dovuto essere comunicato con maggiore decisione a chi arrivava da fuori. «Molti nostri clienti non sono nemmeno riusciti ad avvicinarsi al concerto, sono rimasti nel locale. Si poteva spiegare alla gente in maniera più decisa che la capienza era limitata». A raccontarlo, spiega, sono stati anche tre ragazzi arrivati apposta da Lucca, rimasti nel suo locale perché impossibilitati a entrare nell’area del live. «Non sapevano quanto fosse grande la piazza prima di partire. Non hanno potuto valutare se sarebbero riusciti ad entrare o no. Ne avessero avuto idea, accostandola al fatto che l’evento era gratuito, forse non sarebbero neppure partiti. Sono cose che si imparano per il futuro».

Al netto di questi rilievi, Marina Porotto insiste su un punto strategico: Genova ha bisogno di eventi di questo tipo, ma deve saperli distribuire meglio nel tempo e nello spazio. «Io sono per destagionalizzare queste cose, sono per creare opportunità di eventi in momenti un po’ più morti dell’anno, per creare un indotto in quei periodi perché adesso gli alberghi sono comunque pieni». E ancora: «Secondo me, Genova ha bisogno di creare eventi di questo genere non solo in centro, ma anche nelle delegazioni. Secondo me alcuni eventi potrebbero anche essere creati in posti dove magari c’è proprio bisogno di queste ondate di lavoro». È un ragionamento che mette insieme commercio, turismo e riequilibrio urbano, con l’idea di portare occasioni di lavoro anche dove normalmente i grandi flussi non arrivano.

Ma il cuore della denuncia resta quello dei servizi igienici. «Una piccola criticità che, lo dico da anni, è l’assenza dei bagni. Non si può scaricare sui pubblici esercizi l’onere di funzionare da toilette pubbliche, nemmeno nelle normali serate di movida». Per Marina Porotto non si tratta di un incidente occasionale legato al concerto di Charlotte de Witte, ma di un problema strutturale che ogni fine settimana si ripresenta nei carruggi e nelle aree della movida, stavolta semplicemente moltiplicato dall’affollamento eccezionale. «La mia battaglia per i bagni pubblici gestiti la porto avanti da anni. Alla scorsa giunta avevo portato un progetto dettagliato come Centro integrato di via e come categoria, ma è rimasto lettera morta. Ora lo proporrò alla nuova giunta». E il messaggio è chiarissimo: «I bagni pubblici sono fondamentali sempre in una città che vuole vedere il futuro turistico, sono imprescindibili».

La pressione sui locali, del resto, è stata evidente per tutta la serata. «Ieri nel mio locale, come in tutti, c’era la coda anche per andare in bagno, una coda di 30 persone, anche non clienti. A un certo punto ho dovuto bloccare l’ingresso, cioè facevo entrare tre alla volta, perché non riuscivamo né a gestire la coda al banco, né a gestire la coda del bagno». Alcuni servizi igienici chimici erano stati sistemati in piazza Matteotti, davanti alla Curia, ma per Marina Porotto non bastavano e andavano distribuiti meglio lungo i percorsi più battuti dal pubblico. «Io li avrei messi anche in altre zone: sulle scalette di piazza delle Erbe, in fondo, ad esempio. Poi a metà di via San Lorenzo, che era un fiume di persone. I bar non possono reggere migliaia di persone». Da qui anche l’esempio concreto che rende l’idea della pressione scaricata sui singoli esercizi: «Basta fare i conti: se nel mio locale c’era una coda di 30 persone e ipotizzando che ci mettessero 5 minuti l’una, il conto del tempo necessario è facile da fare».

Le lamentele, in effetti, non sono arrivate solo dagli operatori. Diverse persone hanno segnalato l’assenza di bagni sufficienti e altrettante hanno lamentato l’odore di urina che ha invaso i carruggi. Nulla di nuovo, secondo chi conosce bene il centro storico: il problema si presenta da anni in ogni fine settimana di movida, ma il concerto lo ha reso molto più evidente. Ed è proprio qui che si concentra la critica verso la passata amministrazione, che non ha voluto prendere in considerazione il progetto presentato dai pubblici esercizi e dal Centro integrato di via all’allora assessora al Commercio. Una mancata decisione che, alla fine, continua a scaricare i suoi effetti su tutti: gestori dei locali, residenti e turisti.

Anche sul fronte della pulizia urbana, l’evento ha richiesto un impegno straordinario. Per motivi di sicurezza, nella zona i bidoni erano stati rimossi o chiusi e questo ha costretto gli operatori dell’azienda di igiene urbana a lavorare a ritmo serrato. Un elemento, però, va letto positivamente: l’ordinanza che vietava l’alcol in contenitori come bottiglie o lattine ha funzionato, perché a terra non se ne vedevano. Al loro posto, però, è rimasto un tappeto di plastica, rimosso già nelle prime ore del mattino in piazza Matteotti, mentre gli interventi di pulizia sono andati avanti per tutta la giornata e si concluderanno in serata, con l’impiego anche di quattro spazzatrici.

Nella foto sopra, piazza Matteotti appena finito il concerto, in quella sotto, poco prima dell’alba di questa mattina

Il bilancio, dunque, è doppio. Da una parte c’è una serata che ha fatto lavorare i locali come due normali weekend di primavera messi insieme, ha portato gente in città e ha confermato quanto Genova possa rispondere bene a eventi di grande richiamo. Dall’altra c’è una fragilità che non può più essere trattata come un dettaglio: se il centro vuole reggere appuntamenti di massa e, più in generale, una movida ordinata e sostenibile, il tema dei bagni pubblici non può continuare a essere rinviato. Per Marina Porotto, su questo, il messaggio è semplice e diretto: gli eventi servono, fanno bene e vanno moltiplicati, ma una città che vuole vivere di turismo non può pensare che a reggere tutto il servizio wc siano solo i locali.


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